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Intervista a Paolo Cirino Pomicino

Per presentare Paolo Cirino Pomicino non sarebbero sufficienti due cartelle. Allora ci limitiamo a dire che è un medico, napoletano, democristiano da sempre, ex deputato europeo e nazionale nonché ex ministro della Funzione Pubblica e del Bilancio. Oggi è un arguto osservatore di ciò che accade nel nostro Paese. Non a caso alcune testate nazionali ospitano periodicamente i suoi interventi di analisi e lettura dei fatti di attualità.

L’onorevole Cirino Pomicino ha accettato di rispondere a qualche nostra domanda e per questo lo ringraziamo.


Onorevole Cirino Pomicino vuole aggiungere qualcosa alla brevissima premessa?

«Assolutamente no».

 

Inizialmente una curiosità: perché ha scelto “Geronimo” come pseudonimo?

«In un tempo nel quale si dava la “caccia” all’untore, con la scelta di Geronimo volli mandare un preciso messaggio. Come il vecchio capo Apache difese sempre le ragioni della sua gente e non si arrese mai, anch’io non mi sarei mai arreso difendendo la grande storia della DC».

 

Che ne pensa del dibattito che si sta svolgendo intorno alla riforma della giustizia?

«La cosa che mi sconvolge è che in quattro anni avremo tre riforme, quella di Castelli, quella di Mastella e ora quella di Alfano. Niente può dare al Paese dosi massicce di insicurezza come questo continuo montare e smontare riforme delicate».

 

Riforma della Carta Costituzionale, intercettazioni e separazione delle carriere sembrano costituire i temi sui quali lo scontro è più accentuato…

«Ma lo scontro su tutto è la caratteristica politica della cosiddetta seconda repubblica. Sembra quasi  che, senza lo scontro, l’attuale classe dirigente pensi che non ci sia più la politica. Al contrario una grande politica deve avere un tono fermo ma dialogante perché la sua caratteristica non può che essere un’offensiva di persuasione. Può darsi, e questo è il nostro auspicio, che l’avvio di un processo politico come quello del Pdl possa invertire la tendenza».

 

Dalle nostre parti il giustizialismo ed il tintinnar di manette non è mai stato apprezzato. Bisogna però riconoscere che il fenomeno del dipietrismo sta riscuotendo buoni risultati: come mai a suo giudizio?

«Ma in ogni società c’è un’enclave arrabbiata e verbalmente violenta. Il lessico, ad esempio, di Guglielmo Giannini nell’immediato secondo dopoguerra era per l’epoca molto più violento di quello di Di Pietro. Ma come ogni fenomeno che fa parlare più la pancia che la testa, Giannini scomparve nel giro di qualche anno».

 

C’è chi sostiene che il tracollo del Pd sia dovuto anche all’alleanza con l’IdV alle ultime politiche. Lei che ne pensa?

«Non credo. I Democratici hanno, per dirla in breve, un grande problema. Non sanno più chi sono e per presentarsi come nuovi hanno finanche cancellato le proprie memorie. Donne e uomini senza un volto riconoscibile non vanno da nessuna parte».

 

In conclusione. Paolo Cirino Pomicino ha in programma di rientrare nella politica attiva, magari dalle prossime elezioni europee?

«Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole. Vedremo».

realizzata per GiustiziaGiusta.info

Pubblicato il 26/3/2009 alle 9.58 nella rubrica Diario.

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