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di Gianluca Perricone
Mi costringono a dar ragione a Scalfari
post pubblicato in Diario, il 30 luglio 2012


 

Ecco, il dottor Antonio Ingroia, me ne ha combinata un’altra: è riuscito – certamente inconsapevolmente – a farmi condividere quanto scritto da Eugenio Scalfari. Alla mia età, mai e poi mai avrei pensato di poter un giorno condividere le opinioni del padre-padrone-fondatore di Repubblica: eppure l’ispiratore di Travaglio è riuscito nel miracolo.
Ha scritto domenica scorsa Scalfari riferendosi alla vicenda-D’Ambrosio che, interrogando il consigliere del Capo dello Stato, i procuratori di Palermo hanno fatto ciò che entrava nei loro diritti-doveri di titolari dell’azione penale. «I loro uffici tuttavia – ha aggiunto – hanno provvisto di munizioni alcuni dei giornali che si sono distinti in questa campagna. Dico i loro uffici. Può essere stato un addetto alla polizia giudiziaria, un cancelliere, un usciere dedito a frugar nei cassetti e nelle casseforti». Ma dall’omelia domenicale del quotidiano debenedettiano viene lanciata un’altra ipotesi, perché, secondo Scalfari, a fornire quelle ‘munizioni’ potrebbe anche essere stato «uno di quei procuratori che comunque avrebbero avuto il dovere di aprire immediatamente un’inchiesta sulla fuga di notizie secretate. Ricordo che la notizia dell’intercettazione indiretta del presidente della Repubblica è stata data addirittura da uno di quei quattro procuratori in un’intervista al nostro giornale».
Siamo quindi al nodo centrale di sempre in tema di intercettazioni telefoniche: strumento indubbiamente utile per le indagini che però spesso viene utilizzato/gestito in maniera anomala dai palazzi di giustizia. Perché, se una conversazione viene giudicata non utile all’inchiesta, non si capisce il motivo per cui la stessa debba essere comunque custodita e poi, magari, fatta uscire dagli scarichi dei gabinetti. In fondo ai quali, poi, c’è sempre qualcuno che ne reclama il contenuto anche se, chi indaga, ha pubblicamente dichiarato l’inutilità di quella intercettazione.
Nel caso in questione, allora, delle due una: o Travaglio non si fida di Ingroia e compagnia quando dichiarano che il contenuto delle conversazioni del presidente Napolitano sono ininfluenti ai fini processuali e vuole accertarsi di persona del contenute delle stesse, o si cercano quei testi solo per vendere qualche misera copia in più.
Ma al dottor Ingroia non glielo perdonerò mai: mi ha costretto a dar ragione ad Eugenio Scalfari…
 



permalink | inviato da Perry il 30/7/2012 alle 13:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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