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di Gianluca Perricone
Le metastasi possono riprodursi
post pubblicato in Diario, il 23 aprile 2010


Probabilmente (ma non ne siamo convinti) ha ragione chi sostiene che la nascita di una corrente di dissenso all’interno del PdL può contribuire a trasformare quella realtà politica in “partito vero”.
Che in effetti, fino ad oggi, la creatura del Cavaliere abbia assomigliato assai poco (e vogliamo essere generosi) ad un partito nel senso più stretto del termine, è cosa oramai assodata: mancanza di dibattito (politico e non) interno, congresso-passarella con tanto di votazione (?) basata sull’applausometro, penuria di proposte politiche in grado di dare al Paese una svolta tangibile in senso riformista e liberale, gruppi parlamentari costituiti da meri “esecutori di ordini” spinti molto spesso dal solo dovere di riconoscenza. Insomma un vero e proprio non-partito che però, non bisogna dimenticarlo, vince le elezioni anche laddove il pressappochismo imperante riesce addirittura a non farsi ammettere la lista: vince soprattutto, per il carisma del Cav. che proprio per questo è al centro di un fuoco incrociato di avversari politici, giudici faziosi e certa stampa delle lobbies. E non è un caso che tra i fans di Fini ci sia anche Marco Travaglio…
Ciò premesso, quindi, una corrente di minoranza potrebbe rivelarsi un toccasana, almeno per il dibattito interno. La sensazione, però, è che il gruppo nato intorno al Presidente della Camera abbia un interesse diverso dall’opposizione (politica) all’interno del partito: la cinquantina (tra senatori e deputati) che si proclama “finiana più di Fini” da’ la sensazione di essere composta da personaggi in cerca di visibilità e, visto che ci siamo, di qualche incarico (che non stona mai). Sulla stampa si leggono frasi del tipo «A Berlusconi lo facciamo impazzire», o anche «su ogni problema possiamo frastagliare il partito», e addirittura «ci possiamo mettere di traverso su tutto». In altri termini, ci si scusi, sembra di essere di fronte ad un manipolo di ricattatori di bassa lega: “o ci dai quello che chiediamo, o votiamo contro e ti mettiamo in difficoltà”.
«Se ragionassi con la logica dell’esistenza di una componente finiana nel Pdl, mi sarei tenuto stretta Alleanza nazionale. Le correnti avevano senso quando servivano a gestire fette di potere, o comunque in partiti di carattere ideologico. Come si fa oggi a portare una logica di corrente dentro un partito “liquido”?»: era Gianfranco Fini a sostenerlo, lo stesso che annuncia oggi la nascita della sua corrente nel PdL e l’operazione, ci si perdoni anche questo, non ci convince del tutto. D’altronde, non fu proprio l’attuale Presidente della Camera a sostenere, nel corso dell’assemblea nazionale di An del luglio 2005, che «se avrò la fiducia di questa assemblea intendo governare il partito senza le correnti. Non faccio alcun appello al loro scioglimento. Ne nego l’esistenza poi loro potranno anche continuare ad esistere, ma An va liberata dalle correnti: sono una metastasi che rischia di distruggere il corpo del partito»? Ma le metastasi, è noto, talvolta si riproducono, anche dove meno te le aspetti.
E uno dei primi banchi di prova della nuova corrente è proprio legato alla giustizia e, più in particolare, il disegno di legge sulle intercettazioni, materia piuttosto indigesta per il Presidente della Camera, il cui passaggio al Senato è imminente: come si comporterà il manipolo di senatori finiani? Da componenti della maggioranza di governo o come dei franchi tiratori qualsiasi? La metastasi è subito messa alla prova.




permalink | inviato da Perry il 23/4/2010 alle 11:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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