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di Gianluca Perricone
Post.it
post pubblicato in Diario, il 9 agosto 2012


 

 

Un capolavoro quello compiuto da Maurizio Belpietro e dal quotidiano Libero: sfidare quelli di Repubblica sul loro stesso terreno di battaglia, quello delle domande alle cui risposte l’interessato viene costantemente sollecitato dalla testata che le pone. Ricordate i dieci quesiti che quotidianamente venivano posti, dalla redazione di Largo Fochetti, a Silvio Berlusconi all’epoca delle vicende Noemi Letizia e Patrizia D’Addario? Ecco, Belpietro sta facendo la stessa cosa.
Un passo indietro fino ad arrivare a domenica scorsa quando il Fatto Quotidiano ha pubblicato un’intervista a Guido Bertolaso nella quale, tra l’altro, l’ex responsabile della Protezione Civile nazionale accusava il quotidiano diretto da Ezio Mauro di essere in possesso (ma di non averle pubblicate) di intercettazioni telefoniche che lo scagionerebbero dalla incomoda posizione di coinvolto negli sporchi affari della Cricca, preferendo invece mettere sulle proprie pagine «solo quelle due o tre che orientano l’opinione pubblica».
E’ a questo punto che scatta la geniale pensata di Libero: porre, sull’argomento, sei domande a Ezio Mauro o, almeno, a Massimo Giannini. Sei quesiti del tipo «E’ vero che tenete nel cassetto le intercettazioni che lo scagionano (a Bertolaso, ndr)?», oppure «E’ vero che siete in possesso di tutti i nastri e li usate per “bastonare Bertolaso”?», o anche «E’ possibile che la fonte che vi ha passato le trascrizioni delle telefonate di Bertolaso abbia omesso quelle che lo scagionano?» e via di questo passo.
Come era logico che fosse, dal quotidiano debenedettiano non sono giunte risposte. Né, tanto meno, si è messo in moto il cosiddetto “popolo dei post.it”, quelli per intenderci che dicono di battersi per la libertà di stampa (e di libero sputtanamento tramite la pubblicazione di tutti i colloqui telefonici): forse saranno già in riva al mare o avranno terminato le scorte della gialla materia prima.



permalink | inviato da Perry il 9/8/2012 alle 10:38 | Versione per la stampa
Due pesi e due misure
post pubblicato in Diario, il 7 agosto 2012


 

Che Antonio Di Pietro stia rilasciando interviste a destra e a manca non è più notizia e men che mai lo è che il “dipietro-pensiero” sia andato a finire anche sulle colonne del settimanale Oggi.
Non è neppure una novità che, in questo periodo, oltre al Pd, il bersaglio di ogni critica dell’ex pm sia il Presidente della Repubblica Napolitano.
La vera notizia è costituita dal fatto che, per attaccare il Capo dello Stato, il leader di ciò che resta dell’IdV ‘utilizzi’ Bettino Craxi. Riporto testualmente: «Oggi la pubblicistica ufficiale ci descrive Giorgio Napolitano come il limpido garante delle regole e leggi democratiche. Io invece ricordo un altro Giorgio Napolitano, quello descritto dall’imputato Craxi nell’interrogatorio formale che rese nel 1993 durante una pubblica udienza del processo Enimont, uno dei più clamorosi di tutta Tangentopoli. Craxi descriveva Napolitano, allora esponente di spicco del Pci, nonché presidente della Camera, come un uomo molto attento al sistema della cosiddetta Prima Repubblica, specie coltivando i suoi rapporti con Mosca. Io credo che in quell’interrogatorio Craxi stesse raccontando fatti veri perché accusò se stesso e poi gli altri, di finanziamento illecito dei partiti, il cancro che ha divorato l’Italia. Ora delle due l’una: o quei fatti raccontati non avevano rilevanza penale oppure si è usato il sistema dei due pesi e delle due misure».
Ecco, bravo Di Pietro: “due pesi e due misure”. Perché c’era chi ‘non poteva non sapere’ e chi, invece, poteva tranquillamente far finta di nulla. Perché i soldi entravano a Botteghe Oscure (leggi Gardini) ma, sarà stato forse un caso, riuscivano a perdersi nei corridoi della sede comunista. E sì, è proprio vero onorevole Di Pietro, “due pesi e due misure”: qualcuno ci ha rimesso le penne lontano dalla propria patria, qualcun altro (incluso lo stesso Napolitano) invece è stato anche suo compagno di cordata al governo del Paese.
Già, “due pesi e due misure” onorevole Di Pietro: su qualcuno si è indagato in profondità, su altri con un po’ più di “leggerezza”. Tanto, quello del Mugello, era un collegio più che sicuro.



permalink | inviato da Perry il 7/8/2012 alle 8:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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