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di Gianluca Perricone
Sei forte, papà
post pubblicato in Diario, il 13 ottobre 2008


Il mondo non sarà mai più lo stesso, ora che Sergio Cofferati ha annunciato la sua non ricandidatura a sindaco di Bologna per motivi strettamente privati. I motivi privati sono: un figlio piccolo e una compagna che vivono a Genova e lo raggiungono nel fine settimana. “Seicento chilometri in due giorni per un bambino di pochi mesi non si possono replicare in continuazione. Non si può pensare che un bambino cresca passando gran parte del suo tempo su un’autostrada”. Se è una scusa politica (non lo è, non lo è) è la scusa della svolta. Un uomo pubblico che rinuncia a qualcosa in nome della vita privata, di un figlio da crescere, e lo fa davanti a tutti, fiero.
Vent’anni fa, dieci anni fa nessun maschio di potere avrebbe mai detto una cosa del genere, un bambino di un anno che non può stare troppo tempo in macchina perché non gli fa bene e la necessità (più importante di Bologna, del Pd, di tutto) di avere accanto un padre. Sarebbe stato uno scandalo, una mollezza inconcepibile (e negli anni Settanta molte donne combattenti lasciavano i figli piccolissimi in casa da soli la sera per rivendicare la libertà e l’impegno – a pensarci ora verranno i brividi anche a loro). Adesso, invece, si può dire, Cofferati eroicamente l’ha detto (certo, non è più un uomo giovane, è alla seconda famiglia, follemente innamorato, vede il mondo diversamente, ma ha dato il via alla rivoluzione maschile dei figli da crescere).
Non è il solo: in Inghilterra David Cameron, quarantenne leader dei conservatori, ha dichiarato che se nel 2010 dovesse vincere le elezioni non si trasferirebbe a Downing Street: troppe barriere architettoniche, lui e sua moglie hanno un bambino di sei anni, disabile, che non può certo salire le scale, anche se sono del Settecento, quindi non se ne fa niente. Gli uomini fanno coming out sui bambini, per la prima volta (il coming out sull’amore l’avevano già fatto da tempo, anzi c’è una specie di corsa alla pubblicità dei propri innamoramenti: da quando Nicolas Sarkozy ha cominciato a raccontare nei dettagli i problemi con Cécilia – ora relegata in Dubai – non c’è stato più modo di fermare la moda delle telenovele sentimentali): i figli non sono più una debolezza, una cosa da donne oppure un hobby da sfoggiare nel tempo libero con foto nei parchi, sono una parte imprescindibile dell’esistenza anche pubblica, qualcosa per cui cambiare la vita e l’incarico, qualcosa per cui una rinuncia ha senso e non pesa.
Sergio Cofferati ha spiegato che non si ritirerà a vita privata, ovviamente, ma intanto dirà addio a Bologna e buonanotte ogni sera a suo figlio, gli leggerà Tex, farà le cose che i padri, soprattutto anzianotti, non vogliono più perdersi. E’ una rinuncia e politicamente avrà significati senz’altro importanti che coinvolgono Walter Veltroni, il Partito democratico, lo stato dell’opposizione, ma culturalmente vale molto di più: è la vita che irrompe e ottiene, pubblicamente, qualunque cosa, anche le valigie pronte e la restituzione delle chiavi della città.

Annalena Benini – Il Foglio, 12 ottobre 2008

 

 


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permalink | inviato da Perry il 13/10/2008 alle 10:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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