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di Gianluca Perricone
L’altra immagine di Antonio Di Pietro. Intervista a Gian Marco Chiocci
post pubblicato in Diario, il 9 febbraio 2009


 

Gian Marco Chiocci ha curato su Il Giornale una serie di servizi ed inchieste su Antonio Di Pietro e l’Italia dei Valori. Chiocci ha accettato di rispondere a qualche domanda e per questo lo ringrazio.


Chiocci, leggendo i vostri articoli sembra che il mito del Di Pietro simbolo delle “mani pulite” si stia infrangendo…
«Diciamo che attraverso una serie di approfondite inchieste giornalistiche (e giudiziarie) un’altra immagine di Antonio Di Pietro prende corpo rispetto ai tempi di Tangentopoli. La gestione, non solo economica, del partito. Le cause in corso da parte di ex alleati che reclamo la loro parte dei rimborsi elettorali. Il figlio indagato a Napoli, la vicenda della misteriosa talpa che avrebbe fatto trapelare gli accertamenti in corso su Di Pietro junior. I presunti favori fatti agli amici quand’era ministro. Il partito spaccato in Campania sulla camorra.  Si potrebbe continuare a lungo».

 

Però l’ex pm non perde occasione per ricordare che qualche casa l’ha acquistata con i soldi pagati dal Giornale quando quest’ultimo ha perso le causa da lui intentate…
«Le battaglie garantiste del Giornale spesso hanno preso di mira l’attività dei magistrati. E altri magistrati, giudicando diffamatori i nostri scritti, ce l’hanno fatta “pagare”».

 

Come giudica la vicenda che ha visto coinvolto Cristiano Di Pietro?
«Come tante altre vicende giudiziarie per le quali Di Pietro senior ha fatto, invece, fuoco e fiamme, vedi Mastella. Ripeto, quel che per noi del Giornale resta inquietante è la fuga di notizie che fa improvvisamente smettere di parlare al telefono il giovane Di Pietro in contatto col provveditore Mautone. Il problema è tutto lì».

 

Non trova che sia anomalo rispondere, come ha fatto Di Pietro, alle domande della vostra testata tramite un altro quotidiano?

«E’ molto più facile (e meno rischioso)».

 

C’è ancora qualche domanda da voi posta che non ha ricevuto risposta o che ne ha ricevuta una poco chiara?

«Ce ne sono tante, troppe, a cominciare dalle modalità con le quali, dopo la nostra battaglia sulla gestione personalista dei milioni dei rimborsi elettorali, ha cambiato lo statuto del partito».

 

Chiocci, in conclusione, che ne pensa dell’atteggiamento di Antonio Di Pietro nei confronti del Capo dello Stato?

«Va bene la critica, anche aspra. Non vanno affatto bene i riferimenti al silenzio che uccide, al silenzio mafioso. Trovo corretto l’intervento delle Camere Penali teso a capire se nelle parole di Di Pietro si possa ravvisare il reato di vilipendio al Capo dello Stato. L’interessato s’è giustificato dicendo che voleva dire tutt’altro. Ma proprio perché tutti sanno, lui in primis, che con la sintassi e la consecutio c’azzecca poco, se proprio voleva esprime un altro concetto Tonino forse doveva evitare di tradurre in parole ragionamenti incomprensibili».

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permalink | inviato da Perry il 9/2/2009 alle 11:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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