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di Gianluca Perricone
«Lavorare in sicurezza: un preciso diritto del lavoratore»
post pubblicato in Diario, il 14 maggio 2009


L’onorevole Giuliano Cazzola (PdL) è il vicepresidente della XI Commissione di Montecitorio, quella che si occupa di lavoro pubblico e privato. E’ proprio in questa sua veste che gli abbiamo rivolto qualche domanda in tema di sicurezza sul lavoro.


 

Onorevole Cazzola, non le sembra eccessivamente alto il numero delle vittime in incidenti sul lavoro?

«A una domanda così si può solo rispondere che anche un numero più basso di morti sul lavoro sarebbe comunque troppo alto, perché di morti sul lavoro non ce ne dovrebbero essere, essendo quello di lavorare in sicurezza un preciso diritto del lavoratore a cui corrisponde un altrettanto preciso obbligo del datore. Se invece devo osservare il fenomeno con la consapevolezza di chi sa che il lavoro – soprattutto se svolto in presenza e con l’uso di macchinari – è comunque pericoloso, devo rispondere che l’Italia è nella media della UE-15 e che dal 2001 ad oggi il numero dei morti per infortunio è in costante calo. Almeno un terzo degli eventi sono esiti di infortuni in itinere, che intervengono cioè nel tragitto casa-lavoro-casa, dove il lavoratore è sottoposto al rischio traffico come ogni cittadino».

Si dice che la normativa per prevenire gli incidenti esiste ma non viene rispettata: lei concorda?

«Sono tante le leggi che non vengono rispettate, comprese quelle sulla sicurezza del lavoro. Il problema, però, non è solo quello di avere delle leggi applicate, ma anche applicabili. Soprattutto in campo penale la legge deve consentire agli imprenditori, che intendono essere in regola, di poterlo fare». 

 

E’ vero che ad un’impresa conviene più pagare l’ammenda per il mancato rispetto delle leggi in materia di sicurezza che non adeguarsi alle stesse?

«Rispettare la legge è sempre conveniente, sempre che l’interpretazione della legge non sia una specie di terno al lotto di cui i giudici dispongono con una certa deriva ideologica». 

 

Concludiamo facendo un bilancio in tema di controlli…

«Sono pochi. Ma anche se fossero di più non sarebbero in grado di risolvere il problema. Alla base della questione infortuni c’è anche un problema istituzionale: le Asl, per la cultura sanitaria che le guida, non hanno né il tempo, né le risorse, né il personale adeguato per occuparsi di medicina e di sicurezza del lavoro. Io sono per il <grande Inail>, attribuendo a questo ente un ruolo di guida del polo della sicurezza». 

 


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permalink | inviato da Perry il 14/5/2009 alle 11:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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