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di Gianluca Perricone
Caso Parlanti: intervista all’avvocato difensore Giuseppe Lipera
post pubblicato in Diario, il 20 gennaio 2009


Giuseppe Lipera è l’avvocato difensore di Carlo Parlanti, un cittadino Italiano che si trova rinchiuso in un carcere della California con l’accusa di aver sequestrato, usato violenza domestica e sessuale nei confronti della sua convivente Rebecca Mckay White. L’avvocato Lipera ha risposto a qualche nostra domanda su questo caso giudiziario.



Avvocato Lipera, vuole ricostruirci brevemente la vicenda di Carlo Parlanti?

«Carlo Parlanti viene fermato e arrestato all’aeroporto di Duesseldorf il 5 luglio del 2004. L’arresto avviene a seguito della denuncia sporta nei suoi confronti dalla Sig.ra Rebecca McKay White, sua ex convivente,  il 18 luglio 2002: la donna accusa il Parlanti di averla sequestrata, picchiata e in seguito violentata ripetutamente nella notte del 6 luglio 2002, salvo poi modificare la versione dei fatti, anticipando l’avvenuto atto di violenza al 29 giugno 2002.

In Germania Parlanti rimane detenuto per quasi un anno e, a seguito della richiesta di estradizione inoltrata dagli Stati Uniti, viene trasferito nel carcere di Avenal, in California, il 3 giugno 2005.

Ad oggi Carlo Parlanti ha già scontato quattro anni e mezzo di pena, a fronte dei nove anni a cui è stato ingiustamente condannato».

 

Lei ha definito in più occasioni il processo nei confronti di Parlanti come un “processo-farsa”: da dove scaturisce questa sua convinzione?

«Il processo condotto contro Carlo Parlanti ha dell’incredibile: leggendo i verbali delle udienze svolte e valutando le prove portate dall’accusa per sostenere la colpevolezza del nostro connazionale, si rimane esterrefatti.

Le uniche “prove” sono solo ed esclusivamente le dichiarazioni fatte dalla presunta vittima del reato, nonché ex convivente di Parlanti, la Sig.ra White.

La stessa, ha modificato innumerevoli volte non solo la data in cui sarebbe stata perpetrata la violenza sessuale nei suoi confronti, ma anche le modalità di commissione del fatto, le quali ad ogni racconto si facevano sempre più dure e violente.

Non solo. La donna colora il suo racconto con particolari che lo rendendo ancora più incredibile affermando, addirittura, che  Parlanti la avrebbe violentata dopo aver ingerito ben 4 litri di vino; ciò ha dell’incredibile, in quanto un uomo con una quantità tale di alcool nel sangue sarebbe destinato al coma, se non alla morte.

Questa, purtroppo, è solo la punta di un iceberg che ha delle proporzioni incredibili; sono moltissime altre le illogicità e le incogruenze che possono essere  riscontrate nel processo Parlanti».

 

Riporto testualmente dal sito Internet dedicato alla vicenda Parlanti: «Durante la prima udienza il procuratore distrettuale – l’accusa – introduce il caso dichiarando che l’imputato ha precedenti penali in Italia per stupro e rapina a mano armata. In realtà non vi è alcun precedente penale a carico del Parlanti né in Italia né in altro paese europeo». Siamo di fronte ad un vero e proprio accanimento giudiziario o a cos’altro?

«Questo dato è assolutamente veritiero, ed è proprio una delle tante assurdità a cui facevo prima riferimento.

Parlanti non ha mai subito nessun procedimento penale né in Italia né altrove e proprio per questo motivo non riusciamo a spiegarci come sia potuto accadere che in un processo, all’interno del quale è notorio che debbano essere cristallizzati i principi garantiti dalla legge, sia stato acquisito e ritenuto veritiero un documento assolutamente falso.

Essendo da qualche lustro operatore del diritto non voglio pensare che nei confronti di Carlo Parlanti si stia consumando un accanimento giudiziario; tuttavia è palese che si tratta di un errore giudiziario al quale spero che si possa porre rimedio il più presto possibile.

Un uomo, da più di quattro anni, sconta una pena per un reato che non ha mai commesso».
 

In conclusione. Quali possibilità per Carlo Parlanti di non scontare interamente la pena?

«Nella convinzione che la storia di Carlo Parlanti abbia bisogno di assumere una rilevanza sociale, nelle scorse settimane abbiamo inviato una richiesta di aiuto al Ministro degli Affari Esteri On. Frattini, senza purtroppo ricevere nessuna risposta; una richiesta di collaborazione è stata indirizzata anche al nostro Presidente del Consiglio, On. Silvio Berlusconi.

Quello che ci auspichiamo è che le istituzioni del nostro Paese si attivino, attraverso le modalità che riterranno più opportune, affinché Carlo Parlanti possa al più presto far rientro in Italia da persona libera e, soprattutto, innocente».

Intervista realizzata per GiustiziaGiusta.info
 


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permalink | inviato da Perry il 20/1/2009 alle 10:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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