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di Gianluca Perricone
In meno di tre metri quadrati
post pubblicato in Diario, il 20 luglio 2009


Ancora una condanna per l’Italia, in tema di giustizia, da parte della Corte europea dei diritti dell'Uomo. Quest’ultima ha accusato il nostro Paese di aver violato l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'Uomo per aver sottoposto un cittadino della Bosnia Erzegovina, Izet Sulejmanovic, ad un trattamento inumano e degradante nel corso della sua detenzione nel carcere romano di Rebibbia. La violazione sarebbe dovuta al fatto che l’uomo – dal gennaio all’aprile del 2003 – è stato costretto a dividere una cella di 16,20 metri quadri con altri cinque detenuti, riducendo così lo spazio (dove i reclusi trascorrevano circa sedici ore al giorno) a 2,7 metri quadri ciascuno. La Corte ha ritenuto che ''una tale situazione non ha potuto che provocare disagi e inconvenienti quotidiani al ricorrente, obbligato a vivere in uno spazio molto esiguo, molto inferiore alla superficie minima ritenuta adeguata dal Comitato per la prevenzione della tortura''.

Meno di tre metri quadrati: davvero pochi per un essere umano. E sono troppo pochi anche se il detenuto è stato sottoposto a questa infamia per “soli” tre mesi.

Si dirà che le carceri da noi sono al collasso, ma questo non può certamente giustificare la detenzione di un uomo in uno spazio di meno di tre metri quadrati: è una questione di umanità e di civiltà.

Di fronte a simili notizie non possono non venire in mente gli innumerevoli servizi dedicati da Striscia la Notizia a quelle strutture carcerarie costruite, poi non utilizzate e lasciate lentamente a marcire: uno spreco di soldi pubblici, uno schiaffo alle esigenze di spazio necessario per assicurare una detenzione che abbia un barlume di civiltà, umana e giuridica.

Un altro caso, quello di Rieti, nel Lazio, dove il supercarcere costruito da quasi due anni nei pressi dell’ospedale, ancora non è in funzione ed alcune guardie controllano la sicurezza della grande struttura.  Il motivo ufficiale adottato in questi mesi? Mancanza di personale. Il ministro Alfano, nel corso della recente campagna elettorale, si recò in quella città, ma il nuovo supercarcere non lo vide neppure dal muro di cinta. Eppure, è come se si inaugurasse una piscina priva di bocchettoni per l’immissione dell’acqua. Invece quei circa trecento posti previsti da quella struttura penitenziaria riuscirebbero a dare un aiuto rilevante al sistema penitenziario dell’intera regione.


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permalink | inviato da Perry il 20/7/2009 alle 12:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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