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di Gianluca Perricone
Saviano e dintorni
post pubblicato in Diario, il 23 ottobre 2008


Se non ricordo male, Roberto Saviano ha ventotto anni. Eppure a questa (giovane) età, è riuscito a scrivere un libro nel quale ha ricostruito e denunciato un potere camorristico di dimensioni quasi impensabili. Chi scrive non può che associarsi a chi si schiera dalla parte di questo giovane scrittore.

Ciò premesso alcune “riflessioni ad alta voce” sembrano più che necessarie perché, nel caso appunto di Saviano, si è di fronte ad un fenomeno (non solo letterario e cinematografico) denso – e far finta di nulla sarebbe quanto meno spregevole – di punti controversi.

Prima ipotesi. Abbiamo a che fare con una forma di pentitismo con connotazioni diverse da quelle fin qui conosciute. In questo caso, Saviano potrebbe essere un ex appartenente ai clan camorristici che decide di pentirsi e, coperto dai servizi di sicurezza, lo fa in forma “nuova”: affida, cioè, con l’ausilio di tutti i programmi di protezione che vengono adottati in questi casi, alle pagine di un libro (elemento di novità in simili casi) il proprio pentimento: la scorta è assicurata così come lo è il successo della pubblicazione i cui proventi sostituiscono, di fatto, il sostentamento dello Stato.

Seconda ipotesi. Roberto Saviano trascorre le proprie giornate (anziché con la fidanzata, in discoteca o al cinema) ad indagare, studiare, ricostruire mosaici e collegamenti, a spulciare ed analizzare documenti: al termine del dettagliato lavoro, elabora uno studio che riesce a mettere quasi in ginocchio uno dei più forti poteri camorristici esistenti in Italia. Anzi, dal suo lavoro, ci si dice che prendano spunto anche gli inquirenti per assestare durissimi colpi ad uno dei clan (appunto quello degli Schiavone) più forti nel territorio nazionale.

Premettendo che, fino a prova contraria, noi ci schieriamo a favore della seconda ipotesi, alcune perplessità non possiamo fare a meno di esprimerle.

La prima. In data 13 ottobre 2008 la Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Napoli rende noto (agenzia Ansa) di aver “avviato indagini su un presunto piano dei casalesi per compiere un attentato contro lo scrittore Roberto Saviano. Secondo quanto si apprende, a denunciare l'intenzione del clan del casertano - oggetto di ampia parte del best-seller 'Gomorra' di Saviano - e' stato un agente di polizia giudiziaria, che ha riportato all'Antimafia una notizia di 'seconda mano'. Le indagini rientrano nel fascicolo, che la Dda ha gia' aperto da tempo, sulle minacce allo scrittore”.
Qualche giorno/ora dopo si viene a sapere che «non ha mai parlato né è a conoscenza di un piano del clan dei Casalesi per attentare alla vita dello scrittore Roberto Saviano. Queste, in sintesi, le dichiarazioni rese dal pentito della camorra Carmine Schiavone che e' stato interrogato oggi dal procuratore aggiunto di Napoli Franco Roberti e dal pm della Dda Antonio Ardituro. Il collaboratore di giustizia Carmine Schiavone, secondo una relazione di servizio fatta da addetti alla sicurezza e poi trasmessa alla Dda di Napoli, era l'autore della segnalazione del progetto di attentato ai danni di Saviano. La procura di Napoli prosegue leindagini per accertare le modalità della diffusione della segnalazione». Non suona strana questa dichiarazione seguita immediatamente da una totale smentita?

Seconda perplessità. Nelle stesse ore della confessione ritrattata di Carmine Schiavone, viene diffuso il testo di un fax (poi trasformatosi come d’incanto in una lettera ad un difensore) con il quale Sandokan Francesco Schiavone, a proposito di Saviano, fa sapere che “Questo grande romanziere che fa il portavoce di chissà chi deve smettere di fare illazioni calunniose false su di me, non solo in conferenza stampa, ma poi riportate sul giornale 'Repubblica', che lo leggono milioni di persone, accostandomi a signori che non ho mai conosciuto". La “trasformazione” del testo da fax in lettera ai legali ha permesso a Sandokan di non essere accusato di aver violato il regime del 41bis al quale è sottoposto in quanto, per legge, la corrispondenza dei detenuti - anche quelli, appunto, in 41 bis - con i propri legali non può essere controllata né sottoposta a censura. La stranezza è, se si vuole, costituita proprio dal fatto che il contenuto della lettera/fax esce un mese dopo e proprio in coincidenza con il pentimento di Carmine Schiavone.

Terza ed ultima perplessità che è anche un interrogativo. Perché questo tipo di attività investigativa è stato costretto a svolgerla un giovane scrittore ventottenne e non gli organi inquirenti dello Stato a questo deputati?

Meglio fermarsi qui.

 

 


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permalink | inviato da Perry il 23/10/2008 alle 11:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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