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di Gianluca Perricone
Assenteismo nella PA: no alle isole felici
post pubblicato in Diario, il 30 ottobre 2008


Chiaro, esplicito, al limite della disarmante semplicità: l’articolo del ministro Renato Brunetta (v. post precedente) pubblicato martedì scorso dalla Stampa riesce a centrare uno degli aspetti (di certo non l’unico, questo lo sappiamo anche noi di Giustizia Giusta) che caratterizzano l’attuale crisi del sistema giudiziario italiano: l’eccessivo protrarsi delle cause dovuto – ripetiamo, anche ma non soltanto – alla modesta produttività dei magistrati. E non è tutto. Per dirla con lo stesso Brunetta, «dei procedimenti penali che s’iniziano arrivano a sentenza sì e no il 30%, fra questi risultando numerosi gli assolti. Significa che più del 70% dei procedimenti si perde per strada, risucchiato dai tempi delle prescrizioni. Una pacchia, per i criminali». Sommessamente mi permetto di osservare che sono dati tutt’altro che irrilevanti.

In questi giorni si sta polemizzando, spesso anche a sproposito, sulla “proposta del tornello” da piazzare anche di fronte agli ingressi dei tribunali. Del resto, non si riesce a capire perché alcuni dipendenti pubblici debbano timbrare il cartellino ed altri, invece, possano lavorare tranquillamente anche a casa: non è giusto e, mi si consenta, neppure eticamente corretto. L’operazione-trasparenza avviata dal Governo sull’assenteismo nella Pubblica Amministrazione non può non riguardare l’intero pubblico impiego: in questo senso il concetto di “casta intoccabile” non deve neppure essere immaginato e da chi opera ed amministra la giustizia non può che venire un esempio positivo. In altri termini, chi lavora in tribunale dovrebbe pretendere che la norma venga a lui applicata prima che ad ogni altro e, quindi, di essere controllato. Le “isole felici” non possono e non debbono esistere.

Mi permetto allora di concludere mutuando le stesse parole con le quali il ministro ha concluso il proprio intervento dell’altro giorno sul quotidiano torinese: «Non vedo proprio perché qualcuno debba sentirsi sminuito se si controllano le entrate e le uscite dal lavoro al fine di evitare i tanti deserti pomeridiani nei nostri tribunali. Ci guadagneranno quelli che lavorano tanto, come si dimostra in alcune procure che, a legislazione vigente, sono riuscite a migliorare l’organizzazione interna, ci guadagneranno i cittadini, ci guadagnerà l’economia del Paese. Non ce l’ho con i magistrati, ma non possono esistere delle aree protette dalla trasparenza e dalla produttività. Meno che mai dove ci si occupa dei diritti dei cittadini».


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permalink | inviato da Perry il 30/10/2008 alle 11:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Tornelli vuol dire giustizia
post pubblicato in Diario, il 28 ottobre 2008


Ho parlato dei tornelli in tribunale, intendendo non tanto, e non solo, le strutture fisiche, quanto il controllo degli orari di lavoro, della presenza e, quindi, della produttività di tutto il personale della giustizia, e subito, come al solito, s’è levato il solito coro: è una boutade, non conosco la materia, non ho competenza. Cercherò di esser più preciso: la fine dell’anarchia giudiziaria, dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro negli uffici, è solo un primo passo, piccolo e necessario, perché i costi della giustizia che non funziona sono insopportabili, sia in termini di spesa pubblica che di civiltà collettiva. Mi limito ad alcuni punti, consapevole che il tema è complesso e non esauribile in poche righe.

Abbiamo avviato l’operazione trasparenza sull’assenteismo nella Pubblica Amministrazione, documentando l’impatto delle assenze per malattia dei dipendenti, dopo l’introduzione delle trattenute previste dal decreto 112, e mettendo i dati in sequenza storica. Il risultato è stato un crollo dei finti malati (-44,6% nel mese di settembre rispetto allo stesso mese di un anno fa). Non è la soluzione di tutti i mali, ma è un passo in avanti.

Come sono andate le cose nel comparto della giustizia? Non lo so, non lo sa nessuno, perché quei dati non sono mai arrivati. Hanno risposto alcune amministrazioni centrali, ma la trasparenza è stata rifiutata dall’insieme degli uffici periferici. Non abbiamo dati relativi alle presenze dei magistrati, ma neanche dei cancellieri e dell’altro personale amministrativo, che sono tutti dipendenti pubblici. Che sia chi amministra la giustizia a sottrarsi alla trasparenza non è un bell’esempio.

I tempi della giustizia italiana (penale, civile, amministrativa) sono scandalosamente lunghi, al punto da esporci a fondati e preoccupanti rilievi internazionali. Una giustizia che viaggia con i tempi italiani non merita di chiamarsi giustizia. Di questo, naturalmente, non portano la responsabilità solo i magistrati, essendoci colpe enormi del legislatore. Ma sono responsabili anche i magistrati. Per esempio: la legge è chiarissima, stabilendo che le motivazioni delle sentenze si depositano contemporaneamente o pochi giorni dopo la lettura del dispositivo, e solo in casi eccezionali entro tre mesi. La regola, di fatto, è che le motivazioni arrivano dopo molti mesi, e talora dopo anni. Nessuno paga, perché i tempi che riguardano i cittadini sono perentori (quindi obbligatori), mentre quelli cui devono attenersi i magistrati ordinatori (vale a dire che sono solo indicativi). Non credo sia tollerabile.

Dei procedimenti penali che s’iniziano arrivano a sentenza sì e no il 30%, fra questi risultando numerosi gli assolti. Significa che più del 70% dei procedimenti si perde per strada, risucchiato dai tempi delle prescrizioni. Una pacchia, per i criminali. Nel solo tribunale penale di Roma quasi l’80% dei rinvii è dovuto ad errori procedurali commessi dagli uffici, il che meriterebbe un serio controllo di produttività, con premi a chi lavora bene e sanzioni per chi lo fa come capita. Ogni volta che si solleva il tema la risposta dei magistrati è: servono più soldi. Ma noi abbiamo più magistrati e spendiamo più della media europea. Spendiamo troppo, non troppo poco, ma spendiamo male, come dimostra il capitolo informatizzazione: ci sono 7000 server al servizio della giustizia (ne basterebbe il 10%) e 169 sale dedicate (ne basterebbero 29). Tutto questo non solo è costato per gli acquisti, ma costa ogni anno, in servizi di assistenza e manutenzione, un occhio della testa. E non funziona, perché la telematica richiede integrazione dei sistemi, non moltiplicazione dei centri autogestiti ed autoreferenziali. E integrazione vuol dire scientificità dell’organizzazione con relative responsabilità manageriali e di gestione che, nei nostri palazzi di giustizia, semplicemente non esistono. Ognuno per sé, magari in buona fede, ma in totale disorganizzazione.

Dicono i magistrati: ci portiamo il lavoro a casa. Ma mica voglio una giustizia amministrata nel tinello! Ed a che serve informatizzare tutto, se poi il lavoro si fa da un’altra parte? Mancano gli uffici? Si organizzi il lavoro giudiziario in modo che gli uffici ci siano e siano aperti al pubblico, che problema c’è? Non vedo proprio perché qualcuno debba sentirsi sminuito se si controllano le entrate e le uscite dal lavoro al fine di evitare i tanti deserti pomeridiani nei nostri tribunali. Ci guadagneranno quelli che lavorano tanto, come si dimostra in alcune procure che, a legislazione vigente, sono riuscite a migliorare l’organizzazione interna, ci guadagneranno i cittadini, ci guadagnerà l’economia del Paese. Non ce l’ho con i magistrati, ma non possono esistere delle aree protette dalla trasparenza e dalla produttività. Meno che mai dove ci si occupa dei diritti dei cittadini.

Renato Brunetta – La Stampa, 28 ottobre 2008

 

 


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E la colpa sarebbe di Brunetta?
post pubblicato in Diario, il 13 agosto 2008


Ieri mattina il sito Corriere.it riportava una notizia il cui titolo recitava testualmente: «Trenitalia licenzia 8 dipendenti: uno timbrava per tutti. E’ polemica».

In breve i fatti così come descritti nell’articolo (ancora testualmente): «Otto dipendenti di Trenitalia sono stati licenziati in tronco: uno di loro è stato sorpreso da un superiore mentre timbrava i cartellini degli altri sette colleghi, che in quel momento erano in quel momento in procinto di salire su un treno per tornare a casa in anticipo. È accaduto nell'officina di piazza Giusti, nel quartiere genovese di San Fruttuoso. Il capoufficio, sequestrati i cartellini, aveva riferito l'episodio alla direzione dell'azienda. Dopo circa un mese dalla denuncia, per gli otto lavoratori, cinque operai esperti e tre apprendisti assunti a tempo determinato, è scattato il licenziamento senza preavviso».

Non so dire se il provvedimento è proporzionato rispetto all’illecito (perché di illecito comunque si tratta) commesso, né se lo stesso è stato dai protagonisti compiuto altre volte. Però, così a sensazione, mi sembra ingiusto che ancora esista qualcuno (il cui stipendio, per di più, viene pagato da noi contribuenti) che possa passare tranquillamente a fine mese per l’incasso senza meritarselo. Se poi si riflette su quante persone sono in giro a cercare lavoro, beh otto posti vuoti in più fanno assai comodo.

E passiamo alle polemiche che l’episodio ha scatenato. Ancora testualmente da Corriere.it: «Il caso ha sollevato polemiche a Genova tra i colleghi degli otto licenziati, che, pur riconoscendo la gravità dell'illecito, ritengono l'interruzione del rapporto di lavoro una misura non proporzionata all'infrazione commessa e accusano il ministro Brunetta: le sue campagne contro i fannulloni avrebbero influenzato la decisione di Trenitalia nei confronti degli otto dipendenti».

Ma come c’è gente che truffa, che come si suol dire “ruba lo stipendio”, e la colpa sarebbe di Brunetta? Invece di prendere a ceffoni i lestofanti e assenteisti, ci si arrabbia verso le campagne contro i fannulloni del ministro? Delle due una: o i colleghi degli otto pelandroni lo sono altrettanto e sono entrati nel panico, oppure i compagni di lavoro del gruppetto non hanno capito nulla della vicenda: in entrambi i casi verrebbe quasi da augurarsi che si liberasse qualche altro posto utile per chi ha più voglia di lavorare e, magari, attualmente non ne ha la possibilità.


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permalink | inviato da Perry il 13/8/2008 alle 9:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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