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di Gianluca Perricone
Solo Schettino il responsabile?
post pubblicato in Diario, il 19 gennaio 2012


Sono consapevole che la posizione del comandante della ‘Costa Concordia’ sia piuttosto indifendibile e ogni particolare che emerge all’indomani del naufragio dell’isola del Giglio lascia poco spazio a qualsivoglia tipo di giustificazione per il comportamento del comandante Francesco Schettino.

Del resto non sta a noi giudicare chicchessia basando le valutazioni da ciò che si è visto, si è letto, si è ascoltato. Sta solo alla magistratura stabilire colpe e pene da infliggere, anche con l’indagato ai domiciliari (e senza per questo gridare allo scandalo…).

Abbiamo invece la sensazione che anche in questo caso emerga il pessimo (italico) vizio di individuare un unico responsabile e scaricare su di lui tutto: colpe e responsabilità, rancori ed insulti in un devastante cocktail che annienterebbe anche il più robusto degli elefanti.

Allora sarebbe forse più onesto, nella tragedia, chiedersi come mai, ad esempio, il numero dei dispersi tenda a variare di giorno in giorno, come se non esistesse una “lista passeggeri” attendibile: che siano stati imbarcati, che so, lavoratori extracomunitari ‘a nero’ e, per questo, non “tracciati” in alcun modo nell’elenco dei passeggeri?

La compagnia ‘Costa Crociere’ (che, è bene rammentarlo ai soliti beoti anti-italiani, appartiene al gruppo Carnival Corporation con sede al 3655 N.W. 87th Avenue, Miami, Florida 33178-2428) ha scaricato poi quasi subito qualsiasi responsabilità su Schettino: qualcuno prima di me ha ricordato che nello stesso errore “incorse anche Thyssen Krupp in occasione del rogo di Torino: manca una vera e sincera assunzione di responsabilitá, che è dovuta a tutta la collettività”. Anche il sito di Repubblica ha pubblicato un precedente “inchino” della stessa nave (e sempre comandata da Schettino) all’isola di Procida il 30 agosto del 2010: in quell’occasione la compagnia mise addirittura on line un comunicato con il quale veniva elogiata l’iniziativa.

Se Francesco Schettino sia colpevole o meno, che meriti oppure no la galera, dovranno deciderlo solo i giudici: altri “processi” costituiscono solo gogna mediatica non degna di un Paese e di un popolo che si dichiarano civili. Quella stessa gogna mediatica che si “diletta” (essendo forse a corto di argomenti) a paragonare la nave di Schettino a quella di Berlusconi. Ecco, il Paese civile è davvero un’altra cosa.

 

Twitter @perriconeg




permalink | inviato da Perry il 19/1/2012 alle 10:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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